Si è potuto constatare infatti che, dal 1 gennaio 2010, gli uffici doganali hanno raddoppiato i cosiddetti valori di rischio sul prezzo indicato (profili di rischio) delle calzature ( valore in dogana alle importazioni di scarpe) il che equivale ad una soglia minima di valore al di sotto del quale non è possibile dichiarare le merci. Questo "sistema" viene attuato  per assicurarsi che i fornitori  non possano sottofatturare "artificialmente" il prezzo di acquisto  per risparmiare sulle spese e tasse doganali. Secondo le stime degli esperti e degli studi settore nonchè dall'interpolazione dei dati della cosiddetta mutua assistenza doganale circa 200-250 milioni di paia di scarpe ogni anno viene importato illegalmente o per meglio dire con valore non congruo (sottofatturazione) eludendo il pagamento in questo modo i giusti dazi doganali. Questo fenomeno, secondo quanto riportato, in termini di valorizzazione interesserebbe circa il 40% del mercato e quindi una fetta importante e consistente anche da un punto di vista fiscale e tributario. Stando alla nuova valutazione dei valori minimi doganali un paio di scarpe in pelle prodotte nella UE o negli USA oggi, secondo le tabelle in possesso dei funzionari doganali russi, non dovrebbe costare meno di $ 30 (invece di 14$) mentre le calzature fabbricate in cina passano ad un minimo dichiarabile di 21$ al paio. Il minimo doganale, dichiarabile per le scarpe in gomma o in sintetico è fissato rispettivamente in 4,5 e 7,5 dollari al paio per UE e USA mentre per la CINA rispettivamente 3,15 e 5,25 $. Gli esperti sostengono che l'aumento della scala dei prezzi indicativi porterà sicuramente a dei prezzi più elevati nel mercato interno delle calzature. "I prezzi medi di contratto per molti tipi di scarpe sono significativamente inferiori alla nuova valorizzazione del profilo di rischio doganale" ha spiegato la direttrice generale del Sindacato Nazionale Natalia Demidova. In questo modo, aggiunge, agli importatori non rimarrà altro che ricorrere ai tribunali in caso di contestazione per far valere i propri diritti, il chè,comunque, porterà a dei costi aggiuntivi soprattutto per le piccole imprese. Natalia Demidova propone un esempio: Il prezzo del contratto di scarpe per  bambino in cuoio fabbricate in Cina si aggira intorno ai 3,8 dollari al paio ma all'atto dello sdoganamento la dogana riscuoterà il dazio (10%) in base al profilo di rischio accertato (accertamento del valore in dogana) quindi su $ 21 (pari a 2,1$) e poi sulla base imponibile ottenuta pagherà l'IVA (10% nel caso di scarpe per bambino). Poi le scarpe una volta sdoganate seguiranno il normale iter distributivo attraverso la vendita all'ingrosso e le catene di vendita al dettaglio, che in questo modo subiranno costi aggiuntivi ed aumenteranno a loro volta il prezzo al dettaglio di circa il 15%. Vale la pena di ricordare che i produttori nazionali russi di scarpre per bambini e calzature per adulti riescono a soddisfare la domanda interna russa solo per 10% del mercato. Chiaramente, dicono gli esperti, anche i  produttori nazionali aumenteranno immediatamente i loro prezzi interni portando cosi il settore ad un aumento tale da rendere le scarpe non più alla portata di tutti, conclude la presidentessa Demidova in modo ironico dichiarando: " forse l'intento è quello di far andare i russi a piedi scalzi". Il rischio, continua la Demidova, è quello di vedere aumentare in maniera vertiginosa il contrabbando di un prodotto relativamente povero e comunque " continua, "mi sembra un modo sin troppo esasperato di proteggere il mercato dei produttori nazionali". Il settore delle calzature già nel 2009 ha subito un brusco stop ed è stato costretto a rivedere buona parte degli investimenti e dei budget stanziati per innovazione,marketing,pubblicità etc. etc. in questo modo finiremo per dargli il colpo di grazia conclude.

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