Il nuovo braccio di ferro commerciale tra la Russia e l’occidente continua a combattersi sul fronte delle carni bianche: l’ultima novità è che il governo russo starebbe valutando l’introduzione, a partire da gennaio, di un divieto totale all’importazione e alla vendita di pollame surgelato a temperature particolarmente basse, riguardando carni tanto straniere quanto domestiche, una svolta che deve preoccupare gli allevatori europei e nordamericani che per lo più vendono le proprie merci così trattate.
Il bando è stato proposto dall’Agenzia federale per la salute e i diritti dei consumatori, Rospotrebnadzor, che ha giustificato la misura allo studio (di certo urgente, visto lo scarsissimo preavviso) affermando come una ricerca russa mostri che tali carni perdono sostanzialmente i propri valori nutritivi quando sottoposte ad un surgelamento a temperature particolarmente basse e di tipo industriale: una convinzione senza basi scientifiche, come sostengono non solo esperti indipendenti, ma gli stessi avicoltori russi, che si sono sbrigati a chiedere al governo di fare dietrofront sul piano.
Ammettere alla vendita soltanto carni leggermente congelate (con un sistema che limita la loro conservazione a soli due giorni) senza un procedimento di surgelamento eccessivamente spinto porterebbe infatti, secondo l’Associazione nazionale dei produttori di carne, ad una seria carenza di prodotto; le rappresentanze degli avicoltori russi hanno già scritto al vice premier Viktor Zubkov, che dal governo segue le tematiche agricole, chiedendo di non procedere con questo programma.
Anche se nei giorni scorsi l’ufficiale sanitario capo della Federazione Russa, Gennady Onishchenko, ha precisato all’UE che nel nuovo anno si vuole soltanto proibire l’utilizzazione dei prodotti grandemente surgelati (che già oggi non possono essere utilizzati in alimenti dietetici e per l’infanzia) per la fabbricazione di prelibatezze e ghiottonerie, la preoccupazione sulle ultime intenzioni che arrivano da Mosca (la misura suggerita è del tutto sconosciuta in Europa o Nordamerica) resta ancora forte, e la materia poco chiara e passibile di ulteriori rimaneggiamenti.
Intanto, proprio questa settimana Zubkov ha affermato che l’esecutivo si appresta a ridurre a sole 350 mila tonnellate la quota import 2011 per il pollame, dimezzandola quindi rispetto a quella messa in pratica quest’anno, già ridotta del 18%, e nonostante si era parlato in precedenza di quote per 600 mila tonnellate il prossimo anno; in attesa di conoscere le esatte ripartizioni per area, ci si attende che una parte importante della quota sarà attribuita ai produttori degli Stati Uniti.
Le quote import 2011 per la carne di maiale resteranno invariate a 472 mila tonnellate secondo Zubkov, così come quelle per la carne di manzo, ferme a 560 mila tonnellate.
Secondo l’Unione russa delle carni, nei primi nove mesi dell’anno la produzione di pollame è aumentata del 13% a 2,9 milioni di tonnellate; a sentire invece gli esperti occidentali, queste cifre appaiono gonfiate, ma gli stessi ammettono che quest’anno la produzione domestica potrà soddisfare l’81% della domanda, quando nel 2000 era in grado di soddisfarne soltanto il 29%.
In materia di coltivazioni estensive, le aziende agricole russe saranno incoraggiate ad aumentare di un quarto i terreni a prossima seminagione primaverile dopo che vi è stata una riduzione delle semine invernali, protrattesi eccessivamente quest’anno a causa della disastrosa siccità estiva: questo per far fronte al previsto aumento della domanda.
Il lungo braccio di ferro sulle carni bianche messo in piedi da Mosca, che continua le trattative per l’ammissione all’Organizzazione mondiale del commercio, è tale da avere spinto nei giorni scorsi diversi grandi produttori avicoli occidentali a parlare dell’ormai improcrastinabile necessità di boicottare la Russia.
Fonte: (U&I)


